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Senza pretese, ma con molte aspettative. Questo sito nasce così, dalla passione che ti fa credere di fare una cosa importante, ma senza l'ambizione di suscitare il polverone che cambierà il mondo. Mangiare è una cosa bella; bere altrettanto. Se mangi e bevi bene è ancora meglio. Però, l'idea di fondo di “diterraedimare” è un'altra....

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Carlo Varchetta

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Carlo Varchetta

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Pubblicato il 06/04/2016

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Pubblicato il 08/09/2015

Come ordinare una birra artigianale

Un pregevole contributo tratto da ilpost.it

Ha suscitato molte discussioni fra gli amanti della birra questo articolo tratto da www.ilpost.it

Negli ultimi anni stanno aprendo in Italia tante aziende che producono birra in modo artigianale, cioè in quantità inferiore e limitata nel tempo rispetto a quelle dei grandi marchi, con la possibilità di variare spesso la “ricetta” e quindi il tipo di birra da produrre. Nel 2004, in Italia, i birrifici erano poco più di una trentina; oggi il sito specializzato microbirrifici.org ne conta più di ottocento. Di conseguenza è sempre più frequente imbattersi in pub e locali che vendono birre prodotte artigianalmente, che presentano caratteristiche molto precise ma descritte a volte in modo un po’ astruso: soprattutto per chi è abituato ad ordinare “una media chiara” o semplicemente “una birra”. Per evitare imbarazzi CityLab – il magazine di urbanistica e abitudini cittadine dell’Atlantic – ha messo insieme una guida per ordinare una birra artigianale in quattro passaggi, comprensibili da chiunque, di modo da potersela cavare senza ricevere occhiatacce snob dagli amici più pratici.

1. Chiedete consiglio al barista o al cameriere
Di solito chi lavora in un pub che serve birre artigianali la sa lunga sulle birre che vende il proprio locale, ed è la persona più indicata per capire quale birra potrebbe interessarci (non esiste una birra che metta d’accordo tutti: ciascuno ha i propri gusti). Chiedere consiglio a chi serve ai tavoli o al bancone è molto frequente, in casi del genere. Come spiega CityLab, però, «non vi state rivolgendo a un chiromante: più sarete specifici riguardo ai vostri gusti, e migliore sarà la raccomandazione che potrà fornirvi». Ecco tre cose che si possono menzionare per capire quale possa essere la miglior birra da ordinare:

? Altre birre famose: se a una persona piace la Guinness, una delle birre irlandesi più diffuse al mondo, è probabile che possa gradire una Porter o una Stout, due tipi di birra scura e amara dal gusto simile. Oppure, se di solito beve le Heineken, potrebbero piacergli le Lager, birre tipicamente chiare e leggere. E così via.

? Sapore: nonostante esistano vari tipi di classificazioni, uno dei metodi più efficaci per distinguere fra le varie birre – utilizzato anche dai locali nei loro menu, a volte – è dividerle per il loro sapore (cosa diversa dallo stile di birra: ci arriviamo). Greg Engert, un esperto di birre artigianali contattato da CityLab, ha individuato sette sapori “principali”, da conoscere così da articolare meglio i propri gusti in fatto di birra al momento dell’ordinazione. Secondo Engert esistono le birre frizzanti (come la Lager e la Pilsner), luppolate (quindi con un sentore di agrumi), maltate (cioè dolci), tostate (con un retrogusto di liquirizia, o caffè), affumicate, fruttate (con sentori pesanti di altri frutti) e aspre.

? Stile: cioè una birra prodotta secondo una ricetta standard, con piccole variazioni: da menzionare quando ormai si è cintura nera in birre artigianali, e si riesce a distinguere una India Pale Ale (chiara, luppolata e leggermente amara) da una Bitter (chiara e molto amara). Il sito per appassionati MondoBirra ha pubblicato un’estesa lista che comprende decine di tipi di birra artigianale.

Secondo Engert, però, non è più necessario chiedere una birra a partire dalla sua provenienza: «non funziona come per il vino, la cui produzione è legata a un certo luogo per via della particolarità del vigneto. Una birra statunitense può essere facilmente prodotta “in stile belga”».

2. Richiedete un assaggio
Molti dei locali che servono birre artigianali hanno dei bicchierini che utilizzano per farne assaggiare un po’ ai propri clienti. Dice Engert: «non dovreste mai sentirvi imbarazzati nel chiedere un assaggio. Non siate timidi: basta che non domandiate di assaggiare ogni birra sul menu».

3. Non siate sorpresi dalla forma del bicchiere o dalla temperatura della birra
Ciascun tipo di birra ha una certa temperatura a cui va servita: non tutte possono essere bevute ghiacciate. Generalmente, più una birra è alcolica e più viene servita “calda” e in bicchieri larghi, per una questione di sapore (bere birre pesanti e fruttate a una temperatura eccessivamente bassa ne elimina il retrogusto). Anche se una birra viene pagata come una “media”, a volte, viene servita in quantità inferiori a una pinta (circa 0,55 litri): è il caso di birre molto alcoliche, generalmente sopra gli otto gradi, che è consigliabile assumere in dosi inferiori rispetto a birre più leggere.

4. Lamentatevi, ma a vostro rischio
È nomale restare delusi dopo aver “sbagliato” birra (cioè dopo averne ordinata una che non corrisponde alle proprie aspettative). Ci sono alcuni casi, però, in cui lamentarsi della propria birra col barista è legittimo: per esempio se il bicchiere è troppo caldo – forse perché uscito da poco dalla lavastoviglie – cosa che può alzare rapidamente la temperatura della birra, compromettendone il sapore. Oppure se la birra arriva acida quando non era previsto che lo fosse (la causa può essere un problema di conservazione dell’intero fusto: è consigliabile avvertire il barista e smettere di berla, nel caso). Oppure, infine, se la birra è priva di schiuma (nel caso la sua “ricetta” la preveda): può indicare che le tracce residue di sapone con cui è stato lavato il bicchiere hanno impedito la sua formazione.

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