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Il Conte Negroni: nobiltà e leggenda

Il posto è Firenze. L'anno il 1919. Il creatore un barman, Fosco Scarselli. E l'ispiratore un nobile: il conte Negroni. Così, nacque un mito capace di cavalcare un secolo di gusto.

Sono molti anni ormai che scrivono di me, parlano discutono e ancora mi arrabbio quando leggo i giornali dove alcuni giornalisti parlano di me (soprattutto su periodici femminili) dove inventano di sana pianta le mie origini, la tradizione, la formula del mio successo .

Io sono stato corteggiato dalle più belle donne del mondo, ho frequentato il jet set della finanza e dell’industria, ho vissuto incontri nei migliori locali con i miei migliori amici i barman di tutto il mondo.

Il fascino che mi ha contraddistinto in tutti questi anni (ormai sono più di 90) non deve essere scalfito da nessuno. Perché questo sfogo? È presto detto: ho deciso di raccontarvi la mia storia dopo che ne ho lette di tutti i colori.

Amici miei carissimi di tutte le razze e religioni, è tutto più semplice, come semplice è la ricetta che nacque sulle sponde dell’Arno.

La mia storia, dunque.

Lo sanno bene gli addetti ai lavori: io sono, forse, il più tipico cocktail aperitivo italiano e anche quello più richiesto (tra gli amanti del bere bene).

Chi mi ha creato è stato un barman Fosco Scarselli. La ricetta veniva servita al Caffè Cassoni (oggi pasticceria Giocosa in via Tornabuoni) di Firenze dal 1919.

Originariamente avevo un altro nome, non mi ero ancora imposto un nome d’arte: ero metà Vermouth rosso e metà Bitter Campari.

L’idea di Scarselli fu questa: aggiungere del Gin (il tocco di classe che oggi, quotidianamente, mi ringiovanisce e mi pone ai vertici della classifica grazie al London Dry Gin ) come faceva il conte Negroni, simbolo dell’aristocrazia di quei tempi e ottimo bevente.

In fin dei conti il mio padrino aveva voluto nobilitarmi, darmi un marchio universale, rompere con l’asse Milano – Torino (che è poi il mio vestire più casual, con un po’ di soda, ovvero l’Americano), portando un tocco di novità al bere Internazionale .

Oggi devo dire grazie agli amici inglesi per il loro tradizionale prodotto che è il gin, ma soprattutto al London Dry gin che con il suo metodo di distillazione fa di tutto affinché io sia ben accolto nei bar di tutto il mondo.

Hanno voluto anche modificare la mia linea classica più volte dai terzi ai decimi fino ad arrivare oggi finalmente ai cl.

Sono cambiate le mode, il look  è stato ritoccato per esigenze di stilisti (i barman) e così quest’anno scorso nel ultima codifica IBA mi hanno fatto un nuovo Vestito.

Certo è che con il passare degli anni ne ho viste delle belle con alcune variazioni veramente assurde ma grazie al cielo sono varianti che non hanno mai intaccato la mia storicità, il mio blasone: sono una bevanda miscelata che, ripeto, s’identifica perfettamente come un aperitivo d’altra scuola, da paragonarmi soltanto a sua maestà il Cocktail Martini 8 che è poi mio cugino di primo grado), anzi gli amici Barman italiani, a un certo punto di quelle varianti non ne vollero mai sapere è così imposero la vecchia formula del 1919.

Lascio che i giovani si lascino andare ad altre proposte (mi hanno parlato di un Negroni Sbagliato che va tanto di moda con lo spumante al posto del gin nato a Milano al Bar Basso, di un presunto Negrosky fatto sostituendo al Gin la Vodka) può essere vero tutto se, alla fine quando sei nel bicchiere sai esprimere tutta la tua personalità e come dice sempre questo amico che mi sta intervistando (Salvatore Bongiovanni) ricordate che bere tanto fa male ma bere male fa peggio.

Mr. Conte Negroni

Volevo ricordare agli amici lettori che nel maggio del 2000 a Firenze è stato presentato un bellissimo libro intitolato “Sulle Tracce del Conte” di Luca Picchi, dove potrete trovare la vera storia di questo fantastico cocktail.

La Ricetta  IBA odierna

  • 3 cl di London Dry Gin
  • 3 cl di Bitter Campari
  • 3 cl Di Vermut Rosso (attenzione io consiglio il Carpano perché gli altri Vermut storici italiani da 2 anni hanno cambiato la composizione e il tenore alcolico e per legge non si posso chiamare più vermut, controllate pure sulle bottiglie se vedete ancora la scritta vermut)

Si prepara direttamente nel bicchiere Old Fashioned riempire di ghiaccio colare l’acqua in eccesso, aggiungere i tre ingredienti mescolare delicatamente decorare con fetta d’arancia.

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